Quando il mio matrimonio stava andando in frantumi, mi capitava spesso di riguardare le foto di quel sabato di fine giugno. La foto in cui io e Simona posavamo insieme all’uomo perfetto non aveva niente di speciale. Il sorriso dell’uomo perfetto era lo stesso di centinaia di altre foto – pubbliche o private. La foto era stata scattata alcune ore prima della nostra conversazione ai limitari della pista da ballo. Fu riguardando quelle foto che, una sera di otto anni dopo, ricordai il nostro scambio di battute.
“Sono i miei silenzi il mio grido d’aiuto”. Non ricordo esattamente le sue parole ma il significato era quello. Come una setta che fende il cielo di notte, realizzai che erano mesi che non avevo più notizie dell’uomo perfetto.
A dire il vero, di notizie sul suo conto ce n’erano parecchie. Bastava cercare il suo nome su internet per vederlo protagonista di tante notizie e report della Commissione Europea. Cercai il suo contatto telepatico. Rispose al terzo tentativo. Disse che in quel momento – erano le 21 di una sera infrasettimanale – non poteva comunicare. Ma che se fossi rimasto sveglio mi avrebbe ricontattato a mezzanotte. Non lo fece.
Almeno non richiamò quella sera. Era un sabato mattina di qualche settimana dopo, erano le 10 e vidi il suo nome comparire sulla mia retina. Parlammo del più e del meno, gli chiesi quando sarebbe passato a trovare i suoi – sapevo che sua madre stesse poco bene – e che magari ci sarebbe stata occasione per rivedersi. Tergiversò. Tornava a trovare sua madre almeno una volta ogni dieci giorni, ma lo faceva con voli in giornata. Gli chiesi quando ci saremmo rivisti. Lui rimase in silenzio. Dissi che Cristina avrebbe finito la scuola di lì a pochi giorni e che mi sarebbe piaciuto portare lei e Simona a Bruxelles.
Ora, gli emoji non si usavano più d qualche tempo, ma il sistema telepatico mi recapitò un sorriso con le guance rosse da modernariato. “Certo, quando vuoi. Per me un giorno vale l’altro, sono tutti un delirio. Se ti fermi almeno tre di giorni, ti prometto che riuscirò a dedicarvi una mezza giornata. Spegnerò il ricevitore telepatico, promesso.”
Ero talmente inorgoglito dalla sua proposta, che non fu facile destreggiarsi fra l’irrefrenabile desiderio di organizzare subito e il viaggio e concordare la cosa con Simona. Specialmente in un momento così delicato della nostra storia. Le dissi che avevo parlato con lui, che sapevo che stava passando un momento difficile, ma che non me ne avrebbe mai parlato al telefono. Andare a trovarlo tutti insieme appena finita la scuola poteva anche essere un momento da vivere come famiglia.
Simona iniziò a dire che prima di salvare la vita degli altri sarebbe stato opportuno che mi prendessi cura della mia famiglia nella vita di tutti i giorni. In realtà a metà della frase si morse la lingua e io riuscii solo ad intuire il resto del concetto. Quasi fossimo in telepatia. Penso si fosse accorta che tante altre volte nella sua esperienza aveva scoperto quanto aiutare gli altri sistemava anche qualcosa di sé.
E così partimmo un giovedì di giugno, biglietto di ritorno per sabato sera. Fino all’ultimo non seppi quando avrei potuto incontrare l’uomo perfetto. Simona sapeva che intercettarlo non sarebbe stato facile. Questo alone di imprevedibilità sul programma della nostra vacanza non appesantì troppo il nostro tempo insieme.
Riuscimmo a incontrarlo venerdì pomeriggio. A dire il vero, la mezza giornata promessami iniziò con un aperitivo alle 18 nella piazza di Santa Caterina, ma dovetti accontentarmi. La conversazione fra noi quattro fu piuttosto banale, come spesso accadeva in quel periodo quando incontravamo altri amici.
“Ma tu dove abiti?” Senza preavviso fu Cristina a far brillare una scintilla. “Tuo padre mi ha sempre detto che sei curiosa come lui. Chissà perché mi aspettavo questa domanda.” Guardò nostra figlia negli occhi.” Se tu e i tuoi genitori non avete altri impegni a trattenervi, sarei onorato di avervi miei ospiti a cena questa sera.” Cristina emise una risatina stridula, Simona sorrise e in pochi istanti eravamo in metropolitana, destinazione appartamento dell’uomo perfetto.