Io e Simona chiamammo Vittoria e l’uomo perfetto da dietro le transenne del backstage. Ci salutammo, complimenti per il concerto, in bocca al lupo per la settimana prossima, raccontateci di voi, l’anno prossimo ci sposiamo, che bella notizia, è la vostra l’avventura più bella. Neanche per un’istante colsi negli sguardi o nelle parole dell’uomo perfetto un segno di imbarazzo o di pentimento per il silenzio di quelle settimane riguardo al sogno che avevamo condiviso nell’ingenuità del decennio precedente.
Decisi di schiantare la cosa il giorno del nostro matrimonio. Gli invitati stavano approfittando dell’open bar. Simona aveva inscenato un teatrino in cui si era tolta la parte inferiore del vestito e ballava in minigonna. La pista a bordo piscina si era incendiata e tutti si scatenavano. Vidi l’uomo perfetto seduto su un lettino, solo anche in quell’occasione. Mi sedetti a fianco a lui, il vento che sale dal mare fece correre un brivido sulla nuca.
“A me e a Simona è dispiaciuto sapere da Facebook che hai intrapreso la carriera da rockstar.”
“Di politico rockstar, vorrai dire.” Sorrise. “Dopo aver avuto comici politici e politici comici, il politico rockstar è stato un bell’azzardo non trovi?”.
Il mio sguardo di pietra parlava chiaro. Queste battute potevano andare bene con i giornalisti, ma con me non funzionano.
“Anche se siamo stati lontani negli ultimi anni, ero contento che avessimo la bella abitudine di sentirci almeno una volta al mese” – proseguì lui.
“E come mai abbiamo smesso?” – lo interruppi. “Posso capire che tu fossi impegnato con la campagna elettorale”. Solo mentre sentivo quelle parole pronunciate dalla mia bocca mi rendevo conto che lui avrebbe potuto rinfacciarmi lo stesso. Ma non c’era rimprovero nello sguardo del mio interlocutore.
“Penso che tu debba sapere qualcosa su di me” – disse l’uomo perfetto. “Il mio silenzio è un disperato grido d’aiuto. So che mi sei amico e so che non lo sottovaluterai.”
Mi raccontò della sua partenza imminente per Bruxelles, dell’eccitazione di tutte le persone attorno a lui che lo celebravano per la vittoria alle elezioni. Mi raccontò di Vittoria, delle cose che perdono sapore e di quei momenti che ti accorgi che non sei più capace di essere riconoscente per tutte le cose belle che succedono.
Simona urlava e mi chiamava dalla pista. Ci alzammo in piedi. In un abbraccio dissi: “Non so se sarò pronto a intervenire nei tuoi silenzi, farò del mio meglio.”
“Il ragazzo d’acciaio sta arrugginendo”, pensai.