L’uomo perfetto #4 Ragazzo d’acciaio Parte I

Quando eravamo adolescenti io e l’uomo perfetto suonavamo in un gruppo. Lui chitarra e voce, io batteria, Simona al basso, Valentina alla chitarra ritmica e ai cori. Enrico – alle tastiere – alle prove non veniva quasi mai- Quando facevamo una data in un locale o ad una festa compariva all’ultima prova, tanto lui sapeva fare tutto. All’università siamo andati a studiare in città diverse e quindi non c’è stato più modo di suonare insieme.

Penso che tutti noi conserviamo un buon ricordo di quegli anni e di quell’esperienza. Io ho incontrato Simona che anni dopo sarebbe diventata mia moglie. Valentina ci provava di brutto con l’uomo perfetto, ma lui non ricambiava. Peccato, quando suonavamo insieme, i due sembravano molto affiatati. Non saprei bene dire perché la scintilla non brillò mai. Nonostante la semplicità e l’ingenuità dei testi dell’uomo perfetto, quando per scherzo riascolto la nostra demo, mi capita ancora di emozionarmi.

In un’occasione, però, la musica ci ha diviso. Avevamo meno di trent’anni. Vittoria gli aveva messo in testa di realizzare una serie di video musicali con le sue canzoni per promuovere la sua candidatura a Parlamentare Europeo. Lo sponsor era ovviamente il padre di Enrico, il proprietario e amministratore di una delle acciaierie più grandi d’Italia. Il Cavaliere aveva una profonda ammirazione per l’uomo perfetto.

Ad una lettura un po’ superficiale, si sarebbe potuto sospettare che il Cavaliere non fosse troppo felice di avere il primogenito esiliatosi volontariamente in conservatorio. Era molto probabile che quindi la conduzione dell’impresa sarebbe passata alle due figlie sì diligenti e studiose, ma così maledettamente in competizione fra loro. Intendiamoci, non voglio dire che il Cavaliere non fosse contento dei suoi figli, ma forse gli sarà capitato di desiderare di avere anche un figlio come l’uomo perfetto. Bravo nelle relazioni interpersonali, ma anche preciso e determinato.

Fin dall’esordio, i detrattori affibbiarono subito l’ironico nomignolo di “ragazzo d’acciaio” all’uomo perfetto. Evidenziarono subito l’ipocrisia – presunta – di chi si candida per il Partito Socialista Europeo supportato da un papabile candidato alla presidenza di Confindustria. Alcuni giornalisti non smisero mai di criticare il Cavaliere e la sua dedizione a quell’immagine di imprenditore illuminato che in perfetto stile americano sponsorizza la candidatura di un giovane rampante pronto ad affrontare le sfide e i cambiamenti del mondo del lavoro.

Ma torniamo alla musica svenduta alla campagna elettorale. Per merito dello sponsor – ok, smetto con la polemica, non solo per merito dello sponsor – il risultato della produzione di questi video fu molto apprezzabile. Studio di registrazione figo, arrangiamenti da paura e mixaggio professionale. Per il video arrivò un produttore brillantissimo dalla grande città di cui Vittoria si innamorò subito. Regia coinvolgente e fotografia impressionante. Tutto quello che qualsiasi adolescente sogna per produrre le sue canzoni. Forse solo i Nirvana hanno avuto una produzione così efficace.

Ma se il prodotto non è valido, anche il marketing deve arrendersi. E invece, per qualche assurdo motivo che ancora oggi non so spiegarmi, quei pezzi arrivavano. L’uomo perfetto non era Mogol, ma la semplicità di quei testi era molto efficace anche per proporre i temi di una campagna elettorale.

I suoi testi parlavano di allenare la capacità di sognare. Di avere il coraggio di condividere i propri desideri e scoprire che poi magari sono anche quelli degli altri e che quindi bisogna solo trovare la strada per realizzarli. Chiedeva di sognare come sarebbero stati l’Italia, l’Europa, il mondo dieci, venti, cento anni dopo. Diceva anche che per quanto possiamo illuderci, non saremo mai né forti né al sicuro, ma avremo sempre qualcuno su cui contare. Cantava che ci sono delle emergenze che non possono aspettare, ma che si possono risolvere insieme solo se ciascuno riesce a mettere mente e cuore sulla stessa direzione. Certo è che parafrasati così sembrano proprio pensieri naif, ma le immagini e soprattutto la musica rendevano il tutto micidiale.

I video ebbero una diffusione abbastanza limitata quell’anno – del resto i destinatari erano quelli della circoscrizione – ma sicuramente rimasero un biglietto da visita molto valido. Tuttora alcuni versi delle sue canzoni vengono usati come slogan.

Autore: Paul Khan

Paul, paulus, piccolo. Inglese, francese o tedesco non importa, sono le lingue con le quali l’Occidente ha conquistato e cerca di comunicare in tutto il mondo. Khan, leader, grande. Turco, mongolo, in Oriente è il titolo nobiliare di chi è chiamato a condurre la propria tribù in battaglia. Siamo piccoli e grandi allo stesso tempo. Siamo capaci di essere meschini, ma poi avere la forza di rialzarci e ricostruire. Desideriamo l’immensità e imporci sul prossimo, ma sappiamo godere delle piccole cose e finiamo per legarci a poche persone. Siamo l’Oriente e l’Occidente insieme. Siamo la parola e la forza. L’alba e il tramonto. Siamo tutte le contraddizioni degli esseri umani. Faccio altro per vivere, ma scrivo per piacere e necessità. Puoi scrivermi a pk@paulkhan.com

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